Un’estate che finisce… – Parte Prima

Dunque, eccoci giunti alla fine dell’estate. Come avevo annunciato nell’intervento In fin dei conti…sono solo umano… ho imposto a me stesso tre obiettivi da portare a termine entro la fine della stagione.

Il primo dei tre riguardava il completare 3 giochi per PS2 che ritenevo molto importanti per la mia formazione. Purtroppo tale obiettivo è in gran parte fallito, per mancanza di tempo e organizzazione da parte mia. Ciò che farò ora sarà esporre il mio giudizio finale sui giochi fatti quest’estate.


Cominciamo dal primo che ho completato: God of War.
Un gioco di cui ho taaanto sentito parlare (soprattutto da Andrea).
Si tratta di un gioco d’azione abbastanza ben concepito e dall’ambientazione originale: l’antica Grecia con tanto di Hydra, Medusa e divinità varie da combattere. Non c’è molto da dire; il gioco scorre piacevolmente ed è abbastanza curato in ogni suo aspetto. La grafica è ottima, così come la colonna sonora, molto epica. La trama è moderatamente avvincente ma con qualche colpo di scena niente male. In definitiva non è niente di più di un classico gioco d’azione in stile Ninja Gaiden (però mi sembra molto meno riuscito di quest’ultimo) che fa della spettacolarità dell’azione uno dei suoi punti di forza maggiori. Ottimo passatempo. Consigliato a chi è attratto dall’ambientazione o dai barbari in generale (visto che Kratos, il protagonista, lo è abbastanza). Sicuramente non una pietra miliare.

Poi è stato il turno di Onimusha: Warlords.
Onimusha è un altro gioco di cui ho tanto sentito parlare e ne ero parecchio incuriosito soprattutto per via dei seguiti. Però volendo cominciare dal primo ho messo da parte i capitoli successivi, per testarli in seguito, nel caso lo ritenessi opportuno.
La prima impressione che ho avuto è stata quella di un “Resident Evil con i samurai” (non per niente il gioco è Capcom), e in effetti non mi sono sbagliato di molto.
Il gioco contiene una buona dose di enigmi e puzzle da risolvere o di “oggetti chiave” da portare a “oggetti serratura” ma, a differenza di Resident Evil, i combattimenti non sono solo frequenti, ma anche piacevoli (ovviamente non mi riferisco a Resident Evil 4). Nonostante le inquadrature fisse basta abituarsi un po’ per riuscire ad affettare i demoni felicemente.
È possibile potenziare le armi e qualche oggetto dell’inventario grazie alle anime raccolte dai nemici con il pratico guanto di cui si dispone quasi dall’inizio. Graficamente non è niente di speciale ma è chiaro che il gioco non è recente, in ogni caso grazie al “trucco” degli sfondi predisegnati risulta abbastanza gradevole giocarci anche al giorno d’oggi. La colonna sonora è davvero ben fatta ed è sicuramente uno degli elementi più horror del gioco, in quanto spesso contribuisce all’atmosfera di tensione in cui ci si trova non di rado.
Molto breve, ma abbastanza gradevole; sicuramente ai tempi ha avuto molto successo.

Metal Gear Solid 3: Snake Eater
Non vedevo l’ora di provarlo, avendo adorato i primi due Metal Gear Solid.
C’è chi dice che sia il più bel Metal Gear mai creato; che lo sia o meno c’è da ammettere che si tratta comunque del più curato finora. Il passaggio dal secondo al terzo può essere a mio avviso paragonato senza problemi a quello che c’è stato tra il primo e il secondo.
La prima differenza sta nell’ambientazione: la giungla. Lo stile grafico è completamente differente dalle atmosfere hi-tech del secondo, mostrando tonalità più “sporche” ma anche più espressive. Persino le sequenze all’interno di edifici che non hanno nulla a che vedere con la giungla tendono al giallognolo rovinato, e l’effetto è stupendo in quanto rende ancor meglio l’atmosfera anni ’60 di cui il gioco è intrinseco. Eh già, la storia è collocata temporalmente molto prima di The Twin Snakes. Non ci vuole molto a dedurre quindi che Jack (o Naked Snake, il suo nome in codice) non sia Solid Snake (che a quell’epoca non è ancora nato), sebbene gli somigli molto.
Nonostante l’ ambientazione completamente differente, questo Metal Gear Solid è più Metal Gear Solidoso del secondo, e ha diversi punti in comune con i primi due Metal Gear, risalenti alla seconda metà degli anni ’80.
Come da tradizione, Snake dovrà infiltrarsi in una base piena di soldati nemici, senza farsi vedere e limitando al massimo le vittime; regolarmente ci si troverà a dover combattere dei boss, qui rappresentati soprattutto dalla Cobra Unit, il solito gruppo infinitamente eterogeneo di cattivi con abilità particolari. Qui secondo me c’è da menzionare una nota negativa: la Cobra non ha tutto il carisma della FOXHOUND presente in Twin Snakes; i combattimenti sono divertenti, è vero, ma la personalità dei singoli individui (salvo eccezioni) non è quasi per nulla approfondita, stesso discorso per quanto riguarda l’origine dei loro poteri, che rimane nel più totale mistero, rendendo più credibili persino supereroi come Spider-Man giusto per fare un esempio banale.
In termini di gameplay ci troviamo di fronte al Metal Gear più profondo e curato esistente: non solo tutti i pregi di Sons of Liberty sono qui presenti ma se ne aggiungono moltissimi altri. Quello più in rilievo è ovviamente lo stesso che da il titolo al gioco, ossia la facoltà (e la necessità) di nutrirsi. Esistono tantissime specie vegetali e animali, ognuna con una descrizione dettagliata ed un proprio valore nutritivo e sapore. A questo basta aggiungere la possibilità di essere feriti in maniera tale da necessitare un intervento di fortuna per estrarre un proiettile o per ricucire un taglio.
Il comparto grafico e sonoro è ottimo, la PS2 è spremuta al massimo (infatti il gioco non è sempre fluido) e la colonna sonora ha diversi pezzi cantati sempre stile anni ‘60, mentre i brani che accompagnano il gioco vero e proprio sono dello stesso genere di quelli di MGS2 anche se un po’ più giunglosi, quindi davvero niente male in definitiva (sebbene continui a pensare che lo stile raggiunto con la colonna sonora del primo MGS fosse il migliore).
Per quanto concerne la trama, ci si trova davanti ad un Metal Gear Solid, quindi è naturale avere delle alte aspettative, aspettative che non saranno deluse! C’è chi la considera la migliore finora, ma io sinceramente non ho ancora preso posizione in merito (e forse non la prenderò mai); inoltre c’è da dire che non ho mai riso tanto per un Metal Gear e già nei precedenti i dialoghi spassosi non mancavano.

In conclusione: questo gioco è un capolavoro, una pietra miliare che porta all’ennesima potenza ciò che è iniziato con Metal Gear Solid.
Il fatto che il prossimo episodio uscirà su PlayStation 3 mi fa prendere in considerazione seriamente l’idea di comprarla come “console secondaria”, ma chissà…..magari riesco a farmela prestare come ho fatto per la 2.

Kingdom Hearts
Il gioco che più mi incuriosiva in assoluto (ma che purtroppo non sono ancora riuscito a portare a termine sebbene posso ben dire di essere quasi alla fine).
Da tempo ho sentito elogiare questo strano esperimento realizzato dalla Disney Interactive e dalla Squaresoft (oggi SquareEnix). L’idea è senz’altro originale: fondere Final Fantasy ai cartoni Disney. Impossibile? Non proprio.
Per apprezzare appieno un simile gioco bisogna aver passato la propria infanzia a pane e cartoni di Walt Disney (come il sottoscritto) e saperne un po’ di Final Fantasy non fa naturalmente male. È facile essere scettici all’inizio, la fusione di un mondo serioso e adulto ad uno bambinesco e pieno di insegnamenti morali tipici delle fiabe può risultare difficile persino da immaginare.
Ma cominciamo dal principio.

AVVERTENZA: da qui in avanti ci saranno diversi spoiler sulla trama, se non volete che ve la si rovini lasciate perdere questa pagina.

Sora è un classico ragazzino in stile giapponese (sebbene il suo abbigliamento ricordi quello di Topolino, anche se più ricco di dettagli), che vive su un’isola insieme a Riku e Kairi (altri 2 ragazzini come lui) e ad un paio di personaggi di Final Fantasy (in versione bambinesca). Dopo una bellissima introduzione ambientata in un sogno di Sora, durante la quale si faranno delle scelte che andranno poi successivamente ad influire nel corso dell’avventura vera e propria, inizierà il gioco nelle Destiny Island. Sora, Riku e Kairi vogliono partire alla ricerca di nuovi mondi e decidono di costruire una zattera per visitarli. Nel frattempo al castello Disney il mago di corte Paperino scopre che il re (Topolino) è partito per un viaggio e che ha lasciato a lui e a Pippo (il capitano delle guardie reali) il compito di trovare “la chiave”. Così i due personaggi partono alla ricerca della “chiave” e del loro re. Sora, Riku e Kairi hanno completato la zattera e si preparano alla partenza ma una tempesta oscura li risucchia in un vortice (assieme al resto dell’isola), separandoli. Sora si ritrova nella Città di Mezzo con in mano una misteriosa arma: il Keyblade. Dopo aver fatto la conoscenza di alcuni personaggi (noti a chi conosce Final Fantasy vari) Sora incontra Paperino e Pippo e si viene a sapere del fatto che lo scompiglio causato nella sua isola non è un caso isolato e che la causa sono gli Heartless, misteriose creature che distruggono i mondi altrui. Essendo Sora il custode della chiave, i 3 partono assieme verso vari mondi Disney (come l’Isola che non c’è) alla ricerca del diario di Ansem (un uomo che ha scoperto molto sugli Heartless), del re e degli amici di Sora. I vari cattivi dei cartoni animati di Walt Disney però si sono alleati (capitanati da Malefica, la strega de La Bella Addormentata nel Bosco) e vogliono sfruttare gli Heartless per i loro scopi. A causa degli Heartless e agli eventi che hanno causato, i cartoni animati che Sora e compagni visiteranno non saranno proprio uguali agli originali (esempio: Alice verrà processata dalla Regina di Cuori anche qui, ma la ragione sarà di averle rubato il cuore.).
Il gioco ha una struttura abbastanza originale, l’azione si svolge in tempo reale ma in basso a sinistra c’è un menu in stile Final Fantasy con i vari “Magie”, “Oggetti”. eccetera…
Il protagonista è accompagnato nella maggior parte dei casi da due compagni, quasi sempre Paperino e Pippo, a volte ci saranno compagni temporanei provenienti dal mondo in cui ci si trova (esempio: Peter Pan). Per spostarsi da un cartone all’altro si userà la Gummiship, un’astronave capace di spostarsi nello spazio tra i mondi, e questi spostamenti saranno in realtà delle sezioni sparatutto in stile StarFox; l’astronave è interamente costruibile dal giocatore, utilizzando pezzi vari che si possono comprare o semplicemente trovare nei vari peregrinaggi. La trama è molto avvincente e viene narrata tramite numerosi filmati realizzati in grafica di gioco; interessante come i mondi si fondano anche nei dialoghi, come ad esempio quando Sora non capisce perché Paperino e Pippo siano sempre così allegri nonostante tutte le disgrazie che gli stessero capitando. La grafica è tridimensionale ma molto cartoonosa, perfetta sia per rappresentare le espressioni realistiche di alcuni personaggi sia quelle buffe e simpatiche di altri.
La colonna sonora è medio-buona, con alcuni pezzi cantati e molti pezzi che sono riuscito a riconoscere conoscendo i cartoni animati da cui provenivano.
Detto così sembra un capolavoro assoluto, ma in realtà il gioco è pieno di difetti.
I combattimenti sono molto semplici come struttura (soprattutto all’inizio), ripetitivi e quindi poco divertenti, si salvano solo i boss…a volte.
Le sezioni platform sono frustranti perché il sistema di controllo è impreciso.
Le sezioni sparatutto sono graficamente spoglie, facili all’inverosimile e poco gradevoli.
Insomma in definitiva non è un ibrido tra Zelda, Super Mario e StarFox, ma un clone riuscito male di tutti e 3.
Però in fin dei conti si può soprassedere su tutto questo visto che, come ho già detto, la trama intriga parecchio. Si sale di livello, si diventa più forti, si imparano magie e abilità nuove e soprattutto si attendono nuove sequenze animate.
Nonostante tutti questi difetti quindi c’è da dire che non capita tutti i giorni di poter giocare ad un gioco dove si controlla un ragazzino in stile giapponese che combatte degli esseri oscuri usando una chiave gigante, aiutato da Aladdin e Pippo, mentre usa magie come Fira e Energia o invoca in suo aiuto esseri come Simba (Il Re Leone).
In fin dei conti si tratta di un capolavoro, anche se pieno di imperfezioni; un agglomerato di ottime idee non del tutto riuscite.
Spero che il seguito sia maggiormente curato, così come spero di poterci giocare prima o poi, così come ho fatto per questo.

Final Fantasy X
Essendo io un amante di Final Fantasy era naturale che volessi provare il decimo, che da quel che ho capito è l’ultimo vero Final Fantasy visto che il creatore originale ha lasciato la casa di produzione dopo averlo sviluppato. Infatti i successivi non sembrano granché.
Comunque sia, non sono ancora riuscito a finire nemmeno questo gioco, anzi non sono messo molto bene ma mi impegnerò per finirlo visto che ormai l’ho iniziato. I Final Fantasy li adoro ma l’unico che ho portato a termine è stato l’8.
Ero molto diffidente nei confronti di questo capitolo perché sembrava così…diverso…rispetto agli altri.
Da quel che ho sentito, il sistema di combattimento era a turni, la grafica completamente 3D e i dialoghi doppiati. Inoltre Tidus non mi ha mai ispirato simpatia.
Dopo aver iniziato a giocarci una sola frase risuonava nella mia mente: “questo è Final Fantasy.”.
Non c’è niente da dire, nonostante i cambiamenti vari, l’atmosfera di Final Fantasy è ancora intatta. Il sistema di battaglia è molto gestibile (poichè è stato semplificato) ma allo stesso tempo permette tattiche complesse; probabilmente è il più bello visto finora (sebbene io rimanga ancora molto legato al sistema di Junction). Il sistema di level up è molto originale e permette di personalizzare molto i personaggi anche se alla lunga gli stessi diventano praticamente uguali tra loro. La trama è come al solito stupenda, ma su questo non avevo dubbi.
Beh contando che non l’ho completato non c’è molto altro da dire, è stupendo come ogni Final Fantasy ma è anche facilmente accessibile a chi non è esperto in materia.


E con questo si conclude la prima parte del resoconto estivo…

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4 risposte a Un’estate che finisce… – Parte Prima

  1. gaia ha detto:

    mmmm…..di sicuro non bianco eh? XD
    …nero,perchè hai un sacco di R e di I
    voglio giocare a final fantasy!!!!

  2. anita ha detto:

    oddio..girovagavo x le foto..nn ci credo ke hai truccato gli invitati del tuo comple..GENIO fottutissimo GENIO!

  3. ♪ LadyStè ha detto:

    Quando si parla di Kingdom Hearts e/o del mitico Final Fantasy…non ci sono parole per descrivere la loro magnificenza…io mi inchino a questi games favolosi!!!!!!! Final Fantasy X appena l\’ho cominciato, appena ho visto quella grafica spettacolare…mi sono venute le lacrime agli occhi!!! Abituata con la grafica della PsOne quella della Ps2 mi sembrava una roba trooooooppo magnifica!!! Poi l\’azzardo del nuovo sistema di battaglia…non avevo parole! E ancora oggi non ne trovo per descriverlo…! E quando ho conosciuto Kingdom Hearts…ancora meglio! Ora voglio solo comprare il 2…uscito pochi giorni fa…!! ;D Chissà che meraviglia…!
    E FFXII?? Quando uscirà…mio Dio!!!!!
    Ahahahah ok ok ho scritto troppo…scusa! 😀
    Ciauuuuuuuuuuuuuuuuuu! 😀

  4. Ilaria ha detto:

    Io anche adoro Metal gear, kh e final fantasyy!!!

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