Seghe Mentali: 1 – Il (non)senso della vita

Inizialmente questo intervento era stato concepito come fine a sé stesso, tuttavia ho successivamente pensato che una serie di scritti incentrati sul mio modo di essere e di pensare, potesse essere tutto sommato una buona idea.
Essendomi reso conto che alla fine dei conti non ci sia nessuno che mi conosca al 100%, dovessi per una qualche ragione morire improvvisamente, vorrei che ci fosse occasione, per l’eventuale interessato, di saperne di più sul mio conto, e per quanto questo blog sia di certo un ottimo modo per conoscermi, esso raccoglie più “frammenti” di me, sprazzi di vita, cronache di eventi accaduti. Inoltre col passare degli anni le prospettive cambiano, alcune convinzioni si modificano, altre no. Questa serie di scritti, a cui ho deciso di dare l’appropriato titolo di Seghe Mentali, conterrà quelle “verità” immutabili che delineano le basi della mia linea di pensiero, e che porterò sempre con me.
Ho già un paio di idee su che genere di argomentazioni potrei esporre, ma non sono ancora sicuro di se e quando le porterò tutte a compimento; se per qualche ragione dovessi lasciarle incompiute, beh…chissenefrega.

L’argomento di partenza è uno di quelli che sembra essere sempre attuale: il senso della vita. Vorrei premettere comunque, che sono ben conscio del fatto che quanto scriverò risulterà ai più banale e scontato, ma mi va di esporlo ugualmente.

 

Fin da quando ero piccolo, sentivo spesso parlare di questo fantomatico senso della vita, una specie di misterioso enigma esistente sin dalla notte dei tempi, che nessuno sembrava aver risolto.
Quando ero piccolo però, la domanda che mi sorgeva spontanea non era “Qual è il senso della vita?”, ma bensì “Che vuol dire il senso della vita?”. La mia piccola mente da scolaretto era confusa da questa strana argomentazione; aveva quindi la vita un senso preciso? Non afferrando il concetto, presto cominciai a chiedermi da dove e a chi fosse venuta in mente quest’idea del senso; personalmente non avevo mai avuto bisogno di dare un senso a ciò che facevo; ero un bimbo, facevo ciò che mi piaceva perché mi piaceva, non mi serviva sapere altro. Con la crescita questa domanda è sempre rimasta una specie di costante nel mondo che mi circondava; a oggi ho delle opinioni più precise ma, soprattutto, dispongo dei mezzi per esporle senza difficoltà.

A quanto ho potuto capire, sembra che l’umanità abbia col tempo sviluppato la convinzione che la propria esistenza abbia un significato particolare, che a noi è (ancora?) oscuro. Partendo dal presupposto che probabilmente tale convinzione sia originata (in parte o principalmente) a causa di vari movimenti religiosi, radicatisi col passare del tempo nella nostra evoluzione culturale, presumo che di solito il problema si ponga esclusivamente riguardo gli esseri umani.
Ho potuto osservare che generalmente si abbia l’abitudine di considerare l’essere umano come qualcosa di completamente differente dagli altri animali, sebbene sia palese il contrario; facevo le elementari quando ho realizzato che le persone non erano altro che “animali più intelligenti”, e mi sorprende che non tutti ci arrivino con la stessa facilità.

Dunque, poiché siamo i più intelligenti abbiamo “diritto” ad un senso della vita? Non credo proprio.
Però, essendo le nostre capacità cerebrali talmente sviluppate, siamo ovviamente gli unici ad essersi posti il problema.
Quindi, tramite il nostro intelletto siamo stati capaci di comprendere questo “qualcosa che non quadra” nella nostra esistenza, e di conseguenza vogliamo vederci chiaro? No, non credo.
Trovo che il senso della vita sia una domanda poco sensata se vista da questo punto di vista; perché io dovrei avere un senso ed il mio gatto no?

Ma piuttosto che stare qui ad esaminare tutte le possibili contraddizioni che questa bislacca idea possa far emergere, o tutti i modi in cui tale questione possa venire affrontata, torniamo al discorso iniziale. Quando chiedevo cosa si intendesse per senso della vita, le risposte che ottenevo erano cose del tipo “È il motivo per cui siamo qui.”, che non facevano altro che confondermi ancora di più.
Mi stavano quindi dicendo che c’è un motivo specifico per cui noi esistiamo, che la vita è volta ad uno scopo ben preciso; interessante, senz’altro, ma proviamo ad approfondire.
In tutta franchezza la vita non mi è mai sembrata un gran mistero, siamo minuscoli esseri appartenenti ad un ecosistema sviluppatosi su un pianeta le cui condizioni atmosferiche lo hanno reso possibile. In parole povere, la nostra esistenza e supremazia sulla Terra potrebbe essere definita come una semplice “botta di culo”, che sarebbe potuta capitare anche ad altre specie. Con tutta probabilità, se l’universo è così grande come dicono (mi rifiuto di considerarlo letteralmente infinito), tale eventualità può benissimo essersi verificata su altri pianeti; sarei curioso di sapere se anche loro si facciano tali domande.

Probabilmente l’essere umano sente il bisogno di sapere che la propria vita non è fine a sé stessa, poiché esistere senza un perché ci confonde, ci fa sentire sperduti. Generalmente parlando, l’uomo tende a sentirsi a proprio agio entro dei confini ben definiti, piuttosto che nella piena libertà; sente quindi il bisogno fisico di un obiettivo da perseguire atto a poter stabilire un percorso preciso allo scopo di intingere di significato la propria esistenza. Insomma, contrariamente a quanto accade di solito, qui è il mezzo che giustifica i fini, divenendo così il fine esso stesso.

Entrando in quest’ottica, accettando quindi che la nostra vita sia solo un ammasso di eventi gettati lì per caso, cosa ci motiva a portarla avanti? La risposta è semplice: tutto e niente.
Dal punto di vista genetico, ogni essere vivente ha lo scopo preciso di procreare, mandare avanti la propria stirpe, migliorandola di generazione in generazione.
Tuttavia, in quanto esseri umani, abbiamo imparato (chi più, chi meno) a trascendere questo genere di istinti; rimane comunque il fatto che ciò di maggiormente ambito è esclusivamente una cosa: l’appagamento.

Sta a noi quindi, trovare un senso alla nostra esistenza, sempre si desideri trovarne uno.
Chiamatela "ricerca della felicità" se preferite, oppure trovategli un’altra definizione, non è rilevante. Ciò che importa è invece che, chiarito che la vita non ha un senso specifico, ci rimane carta bianca su cosa farne, poiché è nostra e nostra soltanto.

C’è chi cerca l’amore, chi la fama, chi una famiglia, chi il denaro, e chi semplicemente (come il sottoscritto) ha deciso di buttare tutto nel cesso.
Non perdetevi nella ricerca di un senso, le persone non hanno senso, gli esseri viventi non hanno utilità, sono gli oggetti ad averla.
Fate ciò che preferite, fatelo al meglio, e nessuno potrà giudicarvi per questo.

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2 risposte a Seghe Mentali: 1 – Il (non)senso della vita

  1. ♦ Nєภเค ha detto:

    sto per suicidarmi… XD

  2. Riccardo ha detto:

    Di nuovo?

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